Morfologia del bere milanese

Quartiere per quartiere: come e chi incontri a bere

Scritto da Martina Di Iorio il 12 aprile 2021

Camparino

La città ha diversi schemi di lettura. Partendo dalla sua stratificazione e allargandoci a macchia d’olio in tutte le direzioni, possiamo arrivare alla classificazione – quasi scientifica – delle forme vitali che la popolano. I microrganismi urbani, infatti, rappresentano il sistema più consistente di anticorpi per resistere agli attacchi delle patologie autoimmuni della città. Ansia funzionale e labirintite cronica, si insinuano sornione dalle arterie fino ad arrivare alla testa di questo grande insieme che è la città in cui viviamo. Le persone diventano così piccoli cellule aerobiche che si distribuiscono e compattano secondo schemi diversi intorno ai nuclei cittadini per garantirsi la propria sopravvivenza.

Un’anima per ogni quartiere, un volto ben preciso per ogni zona che qui si mostra con questa morfologica urbana

In questa sede, l’oggetto di analisi non è il qualsiasi homo sapiens del nuovo millennio durante le sue funzioni quotidiane: come si sposta, dove abita, se preferisce cucinare od ordinare delivery, se corre in Sempione o sui Navigli. Non ci interessa, perché vogliamo mappare quartiere per quartiere il cittadino milanese secondo le sue abitudini godereccie, scovarlo nella sua vocazione a fronteggiare la vita con un bicchiere o un drink in mano. Al netto di ogni possibile isolamento e distanziamento sistematico, l’analisi porta a ribadire come – anche in questo momento – il bevitore milanese resta e resterà sempre un caro animale sociale. Il risultato è stigmatizzato in questa mappa del bere. Milano divisa per quartieri a seconda della loro tipica vocazione al bere miscelato o al bere in generale. Ogni quartiere racconta sempre una storia che è figlia delle persone che la popolano e delle loro aspirazioni, che generalmente si muovono all’unisono. Un’anima per ogni quartiere, un volto ben preciso per ogni zona che qui si mostra con questa morfologica urbana, che racconta ora una situazione un po’ sopita, ma pronta a ripartire.

NAVIGLI

L’alfa e l’omega del bere milanese, dove tutto nasce e tutto finisce. I Navigli sono quel luogo che tutti amiamo anche se spesso non lo diciamo apertamente. Portatori sani di un divertimento senza età, il Naviglio Grande e quello Pavese (sempre più in riqualificazione) recentemente sono stati vittima di una molestia lessicale senza pari, associandoli impropriamente al termine movida. Perché qui troviamo la Milano del bere bene. Rita, Mag, Backdoor43, Elita, Ugo, Iter, Twist on Classic, The Doping Club, Capetown, Pinch. Luoghi che fanno di Milano la città che è, sintesi di professionalità e saper fare, che nulla hanno a che vedere con le strambe associazioni mediatiche degli ultimi tempi.

NoLo

L’acronimo più famoso di Milano, il quartiere a nord di Loreto, che ci piace per il ping pong, per Piazza Morbegno e Arcobelana, per il suo cibo democratico e ancora popolare, per la bevuta facile ai bordi dei marciapiedi, un luogo dove puoi scegliere se acquistare la tazza di design nello spazio organizzato da giovani creativi o al bazar multietnico accanto. Questo è il benvenuto di un quartiere che tra le sue vie e piazze nasconde una ben nutrita schiera di locali, caffetterie, cocktail bar. Lo storico tram n° 1 che l’attraversa, è il fulcro di tutta la zona. Ti fai la birretta ma anche il cocktail, il bicchiere di vino naturale ma anche il gin tonic molesto. Qui non potete sbagliarvi: Caffineria, Ghe Pensi Mi, Lobby House, No.Lo.So., Al Tempio d’oro, Salumeria del design. Con un mood un po’ eterno studente e un po’ vita di quartiere, NoLo si beve a tutte le ore.

PORTA VENEZIA

Il quartiere arcobaleno e quello dei radical chic. L’area urbana di Milano dove i prezzi sono schizzati e i locali prolificano alla velocità della luce. Fate un giro in via Melzo o in via Lecco per capire come stia cambiando quest’area di Milano. Vini naturali, cocktail bar alla moda, saketeche, per un bar crawl senza limiti. Tra gli indirizzi che preferiamo: Kanpai, Champagne Socialist, Eppol, Dry Milano, Drinc.. Porta Venezia è la casa dell’immortale Bar Basso: nessuna presentazione per il padre dell’aperitivo d’Italia con il suo Negroni Sbagliato. Resiste agli urti della vita anche il Bar Picchio, leggendario incontro di un popolo che non dorme mai. Porta Venezia è come una piccola città stato dove non è necessario superare i suoi confini per trovare tutto ciò di cui si ha bisogno. Le sue sfaccettate facce si mostrano anche oggi, con le serrande semi chiuse: dalle attività del Corno d’Africa a quelle arcobaleno e non solo, Porta Venezia continua a fare rete.

PORTA ROMANA

Tra studenti stranieri e bocconiani caput mundi, Porta Romana è un quartiere che negli ultimi anni ha riscritto le sue leggi sul bere. Non solo birrette e cocktail dai colori fluo e dalla gradazione alcolemica gestibile solo dal fegato giovane di un fuorisede, ma un consumo consapevole e di qualità. Dopo un pollo ruspante mangiato da Giannasi la chiamate alle armi risponde al nome di: Dhole, The Spirit, Dabass, Santeria Toscana 31. Non dimentichiamo che nascono proprio in questo quartiere pilastri come Pravda e Lacerba. Vodka versus Bloody Mary come dubbio amletico contemporaneo.

ISOLA

All’ombra dei grattacieli della Milano che sale verso l’alto, questo quartieri è il feudo indiscusso di hipster vegani, fighetti bohemien, mangiatori di bacche goji e succhio bio. Bere a Isola sta diventando più mainstream di bere sui Navigli. In bilico tra spritz in bicchieri di plastica in piazza Archinto e cocktail con prodotti bio e a km zero, avete l’imbarazzo della scelta. Forse nessun quartiere milanese è più formicolante di relazioni di Isola: da nessuna altra parte gli abitanti sono più affezionati ai bar vecchi e nuovi e ancora più curiosi verso tutte le nuove sperimentazioni: appena apre qualcosa la community si affretta a commentare, scambiandosi impressioni e consigli. The Botanical Club, Deus, Millemisture, BOB, Opera33, Octavius Bar: qui trovate delle sicure certezze in fatto di mixology.

DUOMO

Duomo e dintorni è una giungla urbana che ci piace sempre frequentare. Non solo per fare human watching, soprattutto per bere. Tra i bar pacco con menu turistici e spritzoni a 10 €, a Duomo c’è l’egemonia dei bar all’interno dei grandi Hotel e del bere di lusso. Mandarin, Park Hyatt, Cracco in Galleria, Giacomo Arengario, Gin Rosa, Terrazza 12 e ovviamente Camparino in Galleria. Uno stato a sé, un posto con una storia che di certo non si racconta in un attimo. Ha quel fare aristocratico che è proprio delle icone senza tempo, da oltre 100 anni all’angolo della Galleria Vittorio Emanuele. Tempio di quella religione che porta il nome di Campari, guardando il Duomo qui si shakera e si prende parte a questa storia tutta milanese.